Adattamento e trasformazione con strumento difesa nel quadro delle conoscenze

Una fase centrale e una fase finale per scoiattoli e libellule
Adattamento e trasformazione con strumento difesa nel quadro delle conoscenze

Nell’articolo uscito qualche settimana fa si è ragionato sui traguardi di competenza per l’adattamento e trasformazione, a partire da un gioco di fase centrale che ci ha consentito di ricavare gli elementi indispensabili per allenare tale capacità.

Sintetizzando, si è evidenziato come, per stimolare l’adattamento e trasformazione sia necessario:

  • sommare più stimoli (visivi, acustici etc) da riconoscere, ovviamente sempre in un numero adeguato al quadro in cui si trovano i nostri bambini
  • riflettere bene sul tempo concesso ai bambini per adattare il proprio programma motorio alla nuova situazione riconosciuta, sempre in relazione al quadro di riferimento e tenendo presente che fornire minor tempo significa alzare la complessità

In quest’articolo vedremo invece un’attività di fase centrale, in cui l’obiettivo motorio funzionale è sempre la capacità di adattamento e trasformazione, questa volta per il quadro delle conoscenze ed utilizzando come strumento la difesa. Costruiremo poi una fase finale con lo stesso obiettivo motorio funzionale, sempre riferita al quadro delle conoscenze.

Ovviamente va ricordato che, per l’efficacia dell’attività proposta qui di seguito, sarà fondamentale aver dedicato nelle prime conoscenze un tempo importante della nostra programmazione allo sviluppo del prerequisito dell’adattamento e trasformazione, cioè al miglioramento della capacità di riconoscere e discriminare diversi stimoli attraverso le sensopercezioni.

1vs1, ma attacco o difendo?

Se nelle fasi centrali delle lezioni in cui utilizziamo strumenti di attacco inseriamo abitualmente giochi di potere, quando invece abbiamo scelto di utilizzare lo strumento difesa per la nostra lezione, nella fase centrale inseriremo situazioni di 1vs1, strutturate in maniera tale che siano significative per l’obiettivo e quindi in questo caso per l’adattamento e trasformazione.

I bambini sono divisi in due squadre, rossa e blu, e sono senza palla.

Sulla linea del pensatoio, in entrambi i quarti di campo, c’è un cono con un pallone poggiato sopra.

Possono giocare 4 bambini per metà campo, quindi anche con un gruppo numeroso il carico motorio può essere mantenuto ben alto.

Due coppie entrano e si posizionano all’altezza della linea del tiro libero disposte come nella fig. 1.

I bambini più vicini alla linea immaginaria canestro-canestro comandano (in questo caso i rossi) e si muovono avanti e indietro, senza poterla superare, i loro avversari blu seguono i movimenti mantenendo la distanza.

Inseriamo due stimoli acustici:

- Quando l’istruttore grida “cambio”, s’invertono i ruoli, chi comandava si gira e va a prendere il posto dell’avversario, diventa cioè quello che segue, viceversa chi seguiva adesso comanda (fig. 2).

- Quando l’istruttore grida “via”, inizia l’1vs1, chi seguiva corre a prendere la palla sul cono per attaccare al canestro vicino, chi comandava corre a difendere (fig. 3).

Il difensore conta ad alta voce il tempo (10 sec.) che l’attaccante ha a disposizione per provare a fare canestro.

I bambini contano i punti di squadra:

  • canestro 1pt. per l’attacco
  • tempo scaduto senza canestro 1 pt. per la difesa
  • fallo 1 pt. per l’attacco

Una possibile variante.

Si può aggiungere uno stimolo acustico: quando l’istruttore grida “blu” o “rosso”, s’invertono di posto i due compagni della stessa squadra, mantenendo la posizione che avevano all’interno della coppia (fig. 4).

È consigliabile a mio avviso che l’istruttore gridi il colore dei bambini che comandano in quel momento e che sono quindi più vicini fra loro, di modo che l’inversione sia più rapida.

La variante potrebbe essere utilizzata nella stessa lezione, o per riproporre a distanza di tempo lo stesso gioco con una difficoltà più elevata. Ricordiamoci però di non esagerare col numero degli stimoli differenti, perché, in un quadro come quello delle conoscenze, sommarne più di due/tre rischia di rendere eccessivamente complesso il gioco.

Dov’è l’adattamento e trasformazione?

I bambini, impegnati in un programma motorio ben preciso, cioè quello del muoversi avanti e indietro, possono ricevere due diversi stimoli acustici, “cambio” e “via”, che generano due differenti adattamenti.

Lo stimolo “cambio” è inoltre fondamentale per il gioco, perché permette che sia incerto chi debba attaccare e chi debba difendere.

La situazione, per come è strutturata, intende generare un adattamento difensivo in riferimento ai primi elementi del gioco: infatti il bambino, una volta riconosciuto di dover difendere, dovrà adattare il proprio movimento tenendo conto dell’avversario, della palla (ferma, quindi un riferimento fisso, particolarmente adeguato per un quadro inziale come quello delle conoscenze) e del canestro.

Il tempo per adattarsi è adeguato al quadro, in quanto è notevole lo spazio da percorrere da parte dell’attaccante prima di poter prendere la palla.

Inoltre è presente un alto carico cognitivo: le funzioni cognitive (memoria, attenzione, percezione, orientamento nella dimensione spazio/temporale, ragionamento e pensiero) sostengono il gioco.

Osservazioni metodologiche:

  • l’istruttore deve saper gestire il tempo che intercorre fra uno stimolo “cambio” e lo stimolo “via”, accorciandolo se intende aumentare la complessità;
  • l’istruttore deve far attenzione a non chiamare sempre lo stesso numero di “cambi” prima di gridare “via”; infatti nel corso delle ripetizioni ciò potrebbe generare nella mente dei bambini una standardizzazione del gioco, che penalizzerebbe l’efficacia del carico sull’adattamento;
  • l’istruttore deve fare attenzione a bilanciare il carico sullo strumento difesa nelle due squadre, in modo che tutti i bambini siano impegnati nel compito;
  • variare la posizione dei coni, quindi della palla, agisce sul tempo concesso al bambino per adattarsi al compito difensivo e quindi la modifica va valutata con attenzione, per non rischiare una situazione in cui l’adattamento difensivo non sia mai gratificato. Il carico motorio-funzionale, il tempo cioè in cui i bambini sono impegnati sull’obiettivo scelto, non è infatti efficace e cioè non diventa effettivo tempo di apprendimento, se non diamo ai bambini anche l’opportunità di sperimentare il successo;
  • quando si lavora con lo strumento difesa, è molto importante inserire il punto per l’attacco in caso di fallo del difensore per iniziare a stimolare, sin da piccoli, il processo di autoconsapevolezza, non soltanto affinché i bambini imparino dal punto di vista motorio (il controllo è un’altra capacità generale fondamentale quando si utilizza lo strumento difesa) a gestire il proprio corpo, ma anche dal punto di vista cognitivo e socio relazionale, poiché l’ammissione del fallo insegna a riconoscere la responsabilità individuale ed è la base di partenza per una correzione veramente autonoma.

Andiamo alla fase finale!

A questo punto, anche nel ragionare su una possibile fase finale coerente con l’attività appena proposta, andrebbe fatta una premessa di carattere metodologico.

Il tempo delle lezioni minibasket è davvero esiguo, spesso un gruppo che sta in un quadro come quello delle conoscenze si allena 2 ore a settimana, i più fortunati riescono ad arrivare a 3 ore; dunque in quell’ora sul campo l’istruttore deve strutturare l’attività in modo tale che il tempo di apprendimento sia quanto più possibile vicino al tempo di attività. Una parte di esso andrà inevitabilmente perduto e tuttavia una buona metodologia può aiutarci a massimizzare l’efficacia del nostro lavoro. Per esempio un istruttore competente non dovrebbe lasciarsi sfuggire l’opportunità di richiamare nella fase finale la situazione appena utilizzata nella fase centrale, in modo da risparmiare tempo prezioso nell’organizzazione e nella spiegazione del gioco. Allo stesso modo, passando ad esempio da un 2vs2 ad un 3vs3, può essere utile, quando possibile, sfruttare la medesima situazione di partenza.

Quale occasione migliore? Partiamo dalla situazione precedente e costruiamo un 2vs2 (che può facilmente diventare anche 3vs3), mantenendo sempre l’obiettivo adattamento e trasformazione.

Prendiamo i due coni utilizzati in fase centrale e li sistemiamo, con un pallone sopra, fuori dal campo vicino alla linea laterale, a 4/5 metri dalla linea di metà campo.

Poniamo le due coppie di bambini sulla linea di metà campo, ma con una disposizione differente e cioè alternati e rivolti verso la linea laterale dove ci sono i coni. Utilizziamo sempre lo stimolo “cambio”, mentre i bambini giocano muovendosi avanti e indietro, mantenendo la distanza come facevano nella fase centrale (nella coppia comanda chi è più vicino ai coni, in questo caso quindi i rossi, vd. fig. 5).

Al “via” il bambino più vicino alla linea laterale, dove ci sono i coni, è l’attaccante che corre a prendere il pallone sul cono per effettuare una rimessa, quindi si giocherà 2vs2.

Si dovrà fissare qual è il cono da cui fanno la rimessa i blu e quale quello per i rossi.

Gli attaccanti attaccheranno inoltre con canestro assegnato, che sarà quello più lontano.

Anche qui una possibile variante.

Si pongono altri due coni sull’altro lato del campo e, mantenendo lo stimolo “cambio”, si inserisce lo stimolo “giro”, che fa invertire la direzione del movimento dei bambini, facendoli rivolgere verso i coni sull’altra linea laterale e quindi cambiando chi comanda il movimento (in questo caso i blu, vd. fig. 6).

La regola è sempre la stessa: al “via” il bambino più vicino ai coni in visione corre verso il cono della propria squadra, per prendere la palla e fare la rimessa. Si attacca sempre con gli stessi canestri assegnati.

La variante è significativa non solo perché aggiunge uno stimolo ulteriore da riconoscere, ma anche perché aumenta l’incertezza su chi attaccherà e chi difenderà. Anche in questo caso essa potrà essere inserita durante i due anni del percorso conoscenze, per aumentare il grado di difficoltà.

Adesso il 3vs3.

Per far passare ad una situazione di 3vs3, sarà sufficiente porre fuori dal campo un'altra coppia, con i bambini che si trovano, rispetto alla linea di metà campo, dal lato del cono della propria squadra. In questo caso saranno loro, al segnale “via”, a correre per effettuare la rimessa. Si gioca sempre con canestri assegnati (vd. fig. 7).

Una modalità differente con stimolo visivo.

Il 3vs3 potrebbe prestarsi ad una modalità alternativa, nel caso in cui si voglia utilizzare uno stimolo visivo e variare maggiormente le sensopercezioni interessate.

I bambini che fanno la rimessa sono già posti davanti al loro cono e il pallone è in mano all’istruttore fuori dal campo, all’altezza della metà campo.

Rimane lo stimolo acustico “cambio”, ma l’attivazione del gioco è data dall’istruttore, quando passa la palla ad uno dei due bambini (vd. fig. 8). Restano naturalmente i canestri assegnati.

Osservazioni metodologiche:

  • nel 2vs2 il tempo per adattarsi è adeguato al quadro, ed è dato dalla posizione dei coni, ben distanti rispetto alla linea di metà campo, così come anche la scelta di attaccare nel canestro lontano fornisce ai bambini che dovranno difendere un tempo maggiore per adattarsi, aumentando la loro opportunità di successo,
  • per lo stesso motivo nel 3vs3, i bambini fuori dal campo sono posti all’altezza della metà campo, quindi ben distanti dai coni,
  • sempre per lo stesso motivo, nella modalità di 3vs3 con stimolo visivo, l’istruttore dovrà fare attenzione a passare la palla alla squadra che in quel momento ha il bambino più vicino alla linea laterale (in modo che i difensori siano già in visione degli attaccanti e non abbiano un problema orientativo) e a passare una palla molto lenta in modo da fornire ai bambini più tempo per adattarsi.

“Difendiamo” lo strumento difesa!

È inutile rimarcare quanto sia importante allenare la capacità di adattamento e trasformazione, utilizzando anche lo strumento difesa, strumento che in generale nel minibasket viene invece spesso dimenticato o viene comunque poco utilizzato per l’allenamento delle capacità coordinative.

Ogni volta che, in una partita senior, nella conversione attacco/difesa vediamo un’efficace transizione difensiva, ogni volta che apprezziamo un aiuto difensivo eseguito al momento giusto, non dobbiamo dimenticare che uno dei primi mattoncini, che ha contribuito a costruire quel risultato finale, è proprio la capacità di adattamento e trasformazione dei giocatori coinvolti.

E quella capacità la dobbiamo allenare NOI, nel minibasket, variando tutti gli strumenti tecnici, perché è il tempo scientificamente più utile per farlo!

Quando i nostri bambini saranno ormai giovani giocatori del settore giovanile e gli allenatori lavoreranno su obiettivi tecnici difensivi, individuali e di squadra, farà la differenza se noi istruttori, negli anni del minibasket, avremo saputo allenare efficacemente la capacità di adattamento e trasformazione, che diventerà un prerequisito irrinunciabile per l’attività della pallacanestro. È questa l’integrazione verticale.

Dopotutto…ogni cosa ha il suo tempo!

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Istruttore nazionale e docente formatore minibasket per la regione Sicilia, allenatore di base CNA, responsabile minibasket per la Zannella Basket Cefalù dove allena gruppi aquilotti, esordienti e Under 13, assistente allenatore in BF con Alma Basket Patti, insegnante nella scuola secondaria di II grado.

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