Pallacanestro giovanile: la preparazione fisica dai 12 ai 15 anni

Abbiamo il piacere di pubblicare la prefazione del nuovo libro di Riccardo Negri.
Pallacanestro giovanile: la preparazione fisica dai 12 ai 15 anni

Un manuale innovativo sulla preparazione fisica nella pallacanestro giovanile che spiega come trattare un intero percorso stagionale dai 12 ai 15 anni. All’interno del libro sono presenti oltre 250 esercizi pratici illustrati tramite fotografie per migliorare forza e flessibilità, agilità, reattività e rapidità, core stability e core strenght. Sono inoltre spiegati e illustrati i più utili test di valutazione, adatti per eseguire un’analisi completa dei singoli giocatori. Viene fornita, per di più,  una spiegazione chiara e completa su come impostare il percorso stagionale con ciascuna categoria, analizzando separatamente le singole fasce d’età. Indiscutibilmente innovativa l’ultima sezione, la quale fornisce utili consigli pratici sulla gestione di infortuni e patologie osteo-muscolo-tendinee più frequenti nelle categorie giovanili di pallacanestro, visto lo stress fisico sempre maggiore a cui sono sottoposti i giocatori. La preparazione fisica nella pallacanestro giovanile dai 12 ai 15 anni rappresenta una vera e propria guida pratica per tutti i preparatori fisici, allenatori e studenti di Scienze Motorie e Sportive che vogliono arricchire la propria conoscenza sul percorso formativo da applicare nelle prime categorie giovanili. 

Buona lettura!

L’amore per il basket è una caratteristica che unisce tutti i giovani giocatori, percepibile non appena vediamo un ragazzo calcare un campo di pallacanestro.

Viene spontaneo chiedersi dunque, perché non dedicare l’intero allenamento alla parte tecnica, propriamente sportiva. La preparazione fisica in ambito giovanile è davvero necessaria?

Sto scrivendo queste righe pochi giorni dopo l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali 2019 in Cina. La partita di qualificazione ai quarti di finale Italia-Spagna termina 60-67 e così l’Italbasket dice amaramente addio ai Mondiali. Queste le parole del Coach Meo Sacchetti al termine della partita: “non pensavo che ad un Mondiale contasse così tanto la fisicità e noi l’abbiamo pagata tremendamente”.

La fisicità sta diventando infatti sempre più importante nella pallacanestro. Mi riferisco al mondo del basket a 360°: dai campionati italiani giovanili all’High School Basketball americano, dall’Eurolega all’NBA. Vediamo giocatori sempre più fisici, veloci, rapidi ed energici (anche se in certi casi non arrivano al metro e 85)… insomma più performanti rispetto ai decenni precedenti. C’è però anche l’altro lato della medaglia: l’evoluzione di questo sport, sempre più fisico e di contatto, insieme all’eccessivo carico di lavoro, sta causando un aumento spropositato del numero di infortuni con conseguente interruzione dell’attività agonistica.

Per ridurre il rischio di infortuni, il preparatore deve fare in modo che l’atleta raggiunga una condizione di equilibrio muscolare e interiorizzi correttamente quante più skills motorie possibili. Gli schemi motori di base come correre, saltare, lanciare ed afferrare devono essere pienamente appresi già durante gli anni del Minibasket (possibilmente anche con l’aiuto dell’Educazione Fisica a scuola). Gli istruttori dei corsi di Minibasket dovrebbero proporre lavori multilaterali, ovvero allenamenti finalizzati al miglioramento globale di tutte le capacità motorie e un aumento del bagaglio motorio, proponendo esercizi differenti, di carattere generale e polivalenti.

In questo modo il giocatore, una volta arrivato nelle categorie giovanili, avrà a disposizione solide fondamenta motorie su cui costruire movimenti via via più complessi per arrivare ad eseguire gesti tecnico-specifici in modo fluido e corretto. Un atleta con un ampio bagaglio di skills motorie, che riesce a muoversi con fluidità e ad essere agile, reattivo e rapido, sarà senz’altro più performante in campo. Durante la competizione capita spesso che il giocatore si trovi nella situazione di trovare rapidamente soluzioni motorie alternative all’azione in corso, basti pensare ad esempio al momento in cui la difesa avversaria cerca di ostacolare un tiro e il giocatore, sul punto di tirare, decide invece di passare il pallone al compagno libero: il tutto avviene in pochi secondi! Non c’è tempo per fermarsi a riflettere, guardarsi intorno e pensare a una soluzione alternativa: i gesti devono essere automatizzati. L’incapacità del giocatore di modificare improvvisamente lo schema motorio in atto aumenta il rischio di traumi e collisioni, a maggior ragione durante l’esecuzione di gesti complessi eseguiti a grande velocità nel corso di una competizione agonistica.

Questo libro vuole essere una guida rivolta a tutti i professionisti che si occupano di pallacanestro giovanile, in particolare dei settori giovanili Under 12 - Under 15. Le informazioni fornite sono rivolte soprattutto ai preparatori fisici.

Occuparsi di preparazione fisica in un team giovanile può risultare difficile vista l’eterogeneità dei giocatori e le numerose variabili da considerare. In queste fasce d’età si verificano importanti cambiamenti psico-fisici, non certo trascurabili. Lo sviluppo strutturale e psicologico, inoltre, non avviene in modo lineare, ma procede per fasi alterne di turgor e proceritas (“allargamento”e “allungamento”). Nelle fasi di turgor si verifica l’accrescimento ponderale per aumento di massa magra e massa grassa, mentre nelle fasi di proceritas si assiste alla crescita staturale, cui consegue uno squilibrio tra peso e altezza, che sarà recuperato nella successiva fase di turgor. Le fasi di proceritas, tra cui appunto le fasce d’età trattate nel presente libro, sono spesso problematiche per la motricità, in particolare per la coordinazione, a causa dell’allungamento delle leve articolari.

In realtà il tutto è reso più complesso dal fatto che lo sviluppo non procede in parallelo per tutti i giocatori della stessa squadra. Nella definizione di un programma di allenamento, quindi, bisogna tener conto sia della variabilità intra-individuale (dovuta alle trasformazioni a cui va incontro il giovane atleta nel corso del tempo), sia della variabilità inter-individuale (dovuta alle differenze presenti tra i singoli giocatori dello stesso team). 

L’allenamento deve essere essere ADATTATO ai singoli atleti… e non viceversa!

Bisogna tener presente infine che la risposta del giocatore sarà influenzata non solo dalle caratteristiche fisiche e dai cambiamenti ormonali, ma anche da fattori psicologici, come la capacità intellettiva, la propensione a interagire con i compagni, la disponibilità ad acquisire nuove informazioni e, ultima ma non meno importante, la motivazione.

Nel corso dell’età evolutiva, ciascuna capacità motoria presenta la massima possibilità di miglioramento durante una particolare età biologica, che non corrisponde alla stessa età cronologica in tutti i soggetti. Questo arco di tempo limitato è definito fase sensibile ed è il periodo in cui il soggetto ha a disposizione il maggior margine di miglioramento di una specifica capacità. L’esistenza di un periodo più favorevole per lo sviluppo di una determinata capacità non deve indurci a credere che il miglioramento di questa sia possibile esclusivamente durante la corrispondente fase sensibile, né tantomeno che una capacità vada allenata soltanto durante la sua fase di massima allenabilità. La corretta stimolazione effettuata durate il periodo sensibile infatti può consentire di ottenere massimi benefici, mentre gli stessi stimoli al di fuori di tale periodo avranno come risultato una risposta minore, ma comunque possibile. Inoltre, se interrompiamo l’allenamento di una capacità motoria al termine della sua fase sensibile, assisteremo ad un suo graduale peggioramento, con possibili conseguenze negative sulla performance sportiva. Prendiamo come esempio le capacità coordinative: riprendendo la teoria delle fasi sensibili di Martin, queste presentano la massima allenabilità tra gli 8 e gli 11 anni. Tali capacità vanno comunque tenute in allenamento durante le età successive, compreso il periodo tra i 12 e i 15 anni per ostacolare la regressione della coordinazione, prevedibile nella fase di proceritas.

Il lettore avrà ormai compreso che la preparazione fisica nei settori giovanili è un argomento vasto e complesso. Il presente libro è appunto un manuale per la preparazione fisica dei giocatori di pallacanestro dall’Under 12 all’Under 15. Sono proposti esercizi per l’allenamento della flessibilità, per il rinforzo del core, per il lavoro su agilità, reattività, rapidità e per l’allenamento della forza. Sono inoltre presentati test di valutazione fisici e antropometrici, utili per monitorare l’andamento dell’atleta nel tempo. Successivamente viene spiegato come impostare il percorso annuale di preparazione fisica per ciascuna categoria. Infine è presente un accenno ai più comuni infortuni che si verificano nella pallacanestro giovanile, spiegando per ciascuno di essi gli esercizi finalizzati alla prevenzione e al recupero.

Si tenga sempre a mente che il presente manuale fornisce un’utile guida generale sui cui basarsi per scegliere le proposte esecutive più adatte alle singole categorie, ma gli esercizi assegnati al giocatore devono essere sempre e comunque personalizzati, scelti in base alla valutazione individuale.

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Postato da Riccardo Negri

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Riccardo Negri è nato a Tradate nel 1990. 
Laureato in Scienze Motorie presso l’Università Cattolica di Milano, consegue la laurea triennale nel 2012 e la laurea magistrale nel 2014 con tesi sperimentale sulla relazione tra FMS test e correlazione d’infortunio nella pallacanestro.
Preparatore fisico nazionale di pallacanestro, con diverse esperienze sia nei settori giovanili che nelle prime squadre. Dal 2015 esercita l’attività di Personal Trainer presso il centro “Sistemha” di Saronno, dove si occupa in particolare di prevenzione infortuni e riabilitazione per diverse attività sportive. Dal 2020 collaboratore presso il centro atletico sport-performance “10XAthletics” di Milano.  

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