Guida all'attacco NO Pick & Roll dei Miami Heat

Alla scoperta dell'attacco più moderno della NBA.
Guida all'attacco NO Pick & Roll dei Miami Heat

La stagione NBA 2025-26 ha portato con sé una delle trasformazioni tattiche più radicali dell’ultimo decennio grazie al nuovo attacco dei Miami Heat. Dopo anni caratterizzati da ritmo controllato, pick & roll prevedibili e una circolazione di palla macchinosa, Erik Spoelstra ha abbracciato una filosofia totalmente differente: un attacco aggressivo e ad alta velocità, minimalista nei movimenti ma ricchissimo di letture e basato sulla creazione continua di vantaggi dal palleggio.

Alcuni analisti lo hanno definito l’attacco più moderno della lega, altri, più provocatoriamente, “una Dribble Drive Motion sotto steroidi”, riprendendo la celebre definizione che John Calipari attribuì all’attacco (appunto la Dribble Drive Motion Offense) ideato da Vance Walberg definendolo “una Princeton sotto steroidi”.

Per comprendere la portata di questa trasformazione, è necessario ricordare i principi della Dribble Drive Motion Offense (DDM): attaccare il ferro, costringere la difesa a reagire e generare un flusso continuo di quello che potremmo banalmente definire “drive and kick”  (penetra-e-scarica). Gli Heat hanno preso questo modello e ne stanno proponendo una versione espansa - la “Dribble Drive 2.0” - unendo i principi sviluppati negli anni 90 da Vance Walberg e John Calipari ai paradigmi degli attacchi moderni basati. 

Il primo dato che salta all’occhio riguarda il ritmo: una squadra che negli ultimi anni era costantemente tra le più lente della NBA è diventata improvvisamente la più veloce. Oggi Miami produce circa dieci possessi in più a partita rispetto alla scorsa stagione e attacca con la stessa intensità anche dopo un canestro subito, puntando sempre correre più veloce degli avversari e colpire una difesa non schierata. Se c’è uno scarico e il ricevente è libero, la regola è ferrea: bisogna tirare, non importa quando (anche nei primi secondi dell’azione) o da dove (tutti devono/possono tirare da tre punti). Non stupisce quindi che Miami sia prima nella NBA per punti generati da situazioni di spot-up, arrivando a produrne circa quaranta degli oltre centoventi che stanno tenendo di media.

La tanto decantata Heat Culture che si basa su una disciplina e un rigore fisico quasi militaresco (“The hardest working, most professional, most unselfish, toughest, nastiest, most disliked, most prepared team in the NBA”) trova finalmente la sua applicazione massima in una squadra che punta a correre il doppio degli avversari per tutti e 48 i minuti.

Spoelstra dal canto suo ha ridotto al minimo gli schemi codificati, privilegiando principi e decisioni rapide. La costruzione del vantaggio passa quasi sempre dall’1 contro 1, mentre i movimenti senza palla vengono ridotti per lasciare spazio a chi ha la palla e semplificare il processo decisionale. Gli altri giocatori si muovono solo quando la situazione lo richiede, seguendo logiche precise: tagliare per liberare lo spazio, rilocarsi in funzione dello scarico, riempire gli angoli e aprirsi sul perimetro per mantenere lo spacing. Sembra un ritorno alle radici primordiali del gioco: un 1 contro 1 esteso a 5 giocatori, con spaziature ampie e sovrastrutture ridotte.

Questa impostazione così atipica genera un paradosso: gli Heat si muovono senza palla solo quando serve e proprio per questo sono estremamente efficaci perché cosi facendo creano isolamenti larghi, linee di penetrazione precise verso il ferro e letture più chiare per chi ha il pallone. I tagli, quando arrivano, servono soprattutto a “pulire” lo spazio per chi attacca, più che per cercare ricezioni o punti facili. Se la penetrazione non crea vantaggio, la palla esce rapidamente, il giocatore che ha passato si riposiziona, chi riceve valuta se tirare immediatamente e, se non può farlo, attaccare il closeout o passare senza esitazioni.

Il cambiamento più clamoroso riguarda la quasi totale scomparsa del pick & roll. Se lo scorso anno Miami ne giocava circa settanta a partita (peraltro con scarsi risultati) quest’anno meno del 10% dei tiri arriva da situazioni di pick & roll: meno della metà della seconda squadra con il volume più basso. 

In una NBA sempre più ossessionata dal pick & roll in ogni sua forma e variante, con difese ormai estremamente tattiche e orientate al cambio sistematico per disinnescarlo, Erik Spoelstra ha scelto consapevolmente di farne a meno. La sua è una ricerca della “semplicità come massima sofisticazione”: una visione quasi leonardesca, applicata al basket moderno.

Come è possibile nel 2025 creare attacco senza il pick & roll?

La risposta arriva da Noah La Roche architetto del sistema read-and-react utilizzato con alterne fortune dai Memphis Grizzlies negli ultimi 2 anni e attuale consulente tecnico degli Heat.

Spoelstra, notoriamente curioso e aperto a contaminazioni esterne, aveva già cercato ispirazione fuori dall’NBA nel 2011, studiando lo “spread offense” di Chip Kelly nel football americano universitario quando fu alla ricerca di un modo per far convivere LeBron James, Dwyane Wade e Chris Bosh, i big three di Miami, senza che si pestassero i piedi in attacco. L’introduzione di quei concetti di pace-and-space influenzarono significativamente l’evoluzione tattica non solo degli Heat ma dell’intera NBA. 

Quest’estate si è rivolto a La Roche, fondatore di Integrity Hoops e player development coach di numerosi prospetti NCAA, NBA e WNBA ed i suoi principi - sviluppati assieme al suo coach al Saint Joseph’s College of Maine di Division III di nome Rob Sanicola - sono diventati la spina dorsale della nuova identità offensiva di Miami.

Partendo da un gioco strutturato attorno a poche regole il sistema offensivo La Roche-Sanicola è basato su:

  • Principi sopra gli schemi, la base del Conceptual Offense.
  • Spacing dinamico con yìun falso 5 fuori che diventa 4 fuori e 1 dentro.
  • Positionless basket: giocatori multidimensionali e multi-ruolo.
  • Paint touches per costringere la difesa a chiudersi.
  • Tagli per togliere difensori vicino alla palla.
  • Tagli su penetrazioni: “45 cut” e “Baseline cut” i due principali.
  • Pochi blocchi e da ridurre al minimo quelli sulla palla.
  • “Catch & go” (attaccare su ricezione) in movimento.
  • Non fermare la palla, giocare in “Point Five”.

Spoelstra ha preso questi concetti e li ha adattati alla fisicità, allo skill set tecnico dei giocatori ed ai tempi di gioco della NBA: si parte dall’assunto, spesso dimenticato, che anche il giocatore medio NBA è capace di mettere in difficoltà 1c1 il miglior difensore avversario, se poi riesce a giocarlo lontano dagli aiuti è ancora più “semplice” creare vantaggio.

Come funziona quindi l’attacco dei Miami Heat

Come già evidenziato, gli Heat vogliono prima di tutto correre ed esplorare ogni possibile vantaggio nei primi cinque secondi del possesso per colpire la difesa prima che questa possa “resettare”.

Essendo una squadra composta da giocatori estremamente polivalenti, chiunque — ad eccezione di Kel'el Ware — ha carta bianca nel condurre il contropiede, spesso bypassando l’apertura tradizionale. Le uniche regole sono occupare e correre le corsie e spingere la palla in avanti finché non c’è un compagno con un vantaggio superiore a cui passarla.

La transizione offensiva come prima opzione offensiva

Tradotto in termini di X&O, il portatore di palla degli Heat legge lo svolgimento della transizione offensiva secondo quattro opzioni, elencate in ordine di priorità:

1. Pass ahead (Frame 1): Passaggio in avanti (spesso sul lato della palla) verso gli esterni che, dopo aver occupato una corsia laterale, la corrono in profondità.

2. 2-Sided Break (Frame 2): Trasferimento della palla incrociando il campo sul lato debole, dove corrono due giocatori. È un concept oggi molto diffuso ed estremamente efficace contro le difese che rientrano chiudendo le corsie centrali.

3. Conduzione della transizione (Frame 3): Attacco diretto del proprio avversario già sulla tre quarti campo, sfruttando velocità e spazi larghi.

4. Pitch (Frame 4): Passaggio ravvicinato centrale per innescare il secondo rimorchio che arriva a spiovere da dietro la palla. E’ un movimento tipico della Dribble Drive Motion, codificato nell’attacco ideato da Walberg come “Kick-Back”.

Nell’attacco degli Heat non esistono distinzione tra transizione e attacco a difesa schierata. La seconda fase è la prosecuzione naturale della prima, e i mismatch “accumulati” inizialmente devono essere sfruttati anche nella parte successiva del possesso, all’interno di un flusso di gioco senza soluzione di continuità.



Premessa: è fondamentale chiarire che, nel diagrammare l’attacco degli Heat, gli spot numerati da 1 a 5 non identificano ruoli, ma semplicemente posizioni funzionali. Il “5”, ad esempio, non è necessariamente il centro, ma il giocatore che in quel momento occupa fisicamente quello spazio. Allo stesso modo, il centro effettivo può trovarsi nello spot di 2 se in transizione ha corso in quella corsia.

Come anticipato, il modulo di partenza è un falso 5-out, (Frame 1) che alla prima occasione utile evolve in un 4 fuori + 1 interno. Il giocatore interno — idealmente colui che arriva come primo rimorchio — occupa il dunker spot sul lato debole (Frame 2 e 3), in piena continuità con i principi della Dribble Drive Motion Offense.

Il portatore di palla (1) esplora immediatamente tutte le opzioni di 1c1 e vale la regola già espressa: se un compagno è libero o presenta un mismatch più vantaggioso, la palla deve arrivargli.

Trigger: "Dribble Push" e "Solo"

Con l’innesco "Dribble Push" (letteralmente “spingere via in palleggio”), 1 palleggia verso il compagno in ala (Frame 4), che reagisce con un taglio sul fondo, liberando il quarto di campo (Clear cut) e isolando l’1c1. Se 1 non riesce a “rompere” la difesa, è immediatamente disponibile il passaggio di sicurezza verso il safety, identificato nei diagrammi come 4 che si accentra (Frame 5).

Se 1 palleggia verso il centro invece l'innesco si chiama "Solo". Anche l’opzione "Solo" è un espediente della Dribble Drive Motion offense, quando l’attacco crea una situazione di singola guardia sul punto di attacco per aprire double e financo triple gap. In questo caso, 1 si sposta in palleggio verso il centro del campo (Frame 6), attivando:

  • il taglio a 45° di 4, utile a rimuovere eventuali aiuti o stunt.
  • il rilocamento di 5 nel dunker spot opposto tagliando sul fondo.
  • lo smarcamento a salire di 3.

L’obiettivo non è solamente isolare l’1c1 sul punto di attacco, ma anche cambiare lato alla ricerca di opportunità catch & go (Frame 7). Questa è una delle situazioni preferite da giocatori come Powell, Fontecchio, Larsson e Wiggins, più efficaci come creatori secondari da ricezione che come handler primari che devono costruire il vantaggio dal palleggio.

Ribaltamento: "Swing action"

Al di là della creazione “artificiosa” di spazio tramite le opzioni Dribble Push e Solo, il vero segreto dell’attacco degli Heat è la capacità di cambiare lato rapidamente (“Swing” in gergo) mantenendo iniziativa offensiva, palla in movimento e giocatori costantemente coinvolti.

Nello “Swing” si possono presentare tre scenari sul secondo lato:

  1. 5 ha corso come rim-runner nel dunker spot e si riloca immediatamente nel dunker spot opposto (Frame 8).
  2. 5 arriva come trailer anzichè come rim-runner (Frame 9), quindi riceve mentre 4 taglia a 45°.
  3. Dopo aver esplorato i vantaggi derivanti dalle situazione di Dribble Push e Solo sul lato forte (Frame 10). In quel caso taglio a 45° del giocatore in ala e rilocamento di 5

In situazioni più complesse — che qui stiamo volutamente semplificando — la scelta dei tagli può dipendere dalle caratteristiche dei giocatori coinvolti: ad esempio, se 4 è un attaccante efficace in 1c1 (Jacquez) e 3 è un tiratore (Fontecchio), sarà quest’ultimo a liberare il quarto di campo con un taglio sulla linea di fondo.

In ogni caso, dopo lo Swing, il flusso di gioco riparte immediatamente sul nuovo lato forte con le stesse "regole di ingaggio" esaminate sopra: Dribble Push o Solo altrimenti swing per cambiare nuovamente lato.

Point Five, Paint touches e mantenimento del vantaggio

Sintetizzando all’estremo, il principio è semplice: se chi ha la palla non ha vantaggio, deve passarla a un compagno che sia immediatamente pronto a tirare, attaccare o muovere di nuovo la palla nel giro di una frazione di secondo

È il concetto, di matrice “popovicciana”, del Point Five, secondo cui l’attaccante è chiamato ad anticipare la lettura della situazione prima ancora di ricevere il pallone. La decisione — tiro, palleggio o passaggio — deve infatti essere presa entro mezzo secondo (0.5, Point Five appunto), per non interrompere il vantaggio creato e impedire alla difesa di riorganizzarsi.

"Wheel action" e Tagli su penetrazioni 

“Rompere” la difesa — ovvero battere il proprio avversario diretto e puntare il ferro — rappresenta il primo vero obiettivo dell’attacco. Ogni paint touch, sia in palleggio sia in ricezione all’interno dell’area dei tre secondi, obbliga infatti la difesa a reagire, generando inevitabilmente nuove opportunità di gioco.

Il movimento off the ball dei giocatori senza palla in funzione alla penetrazione, viene organizzato attraverso la Wheel Action (Frame 11). Questa consiste in una rotazione dei giocatori perimetrali nella stessa direzione presa dalla palla, con l’obiettivo di “stretchare” la difesa per eliminare stunt e aiuti davanti alla palla con gli scarichi in visione ("Drift cut"), allo stesso tempo, garantire un rimpiazzi dietro la penetrazione per offrire il safety pass.

Il penetra e scarica resta il motore della Dribble Drive Motion Offense originale, ma viene ulteriormente “perfezionato” nel sistema LaRoche–Sanicola attraverso due concept fondamentali, pensati per strutturare in modo chiaro la collaborazione dei giocatori senza palla in funzione della penetrazione.

1. Tagli a canestro verso il centro su penetrazioni laterali (nella terminologia di Vance Walberg: lane drive). Il taglio più semplice, di stampo classico Dribble Drive Motion, è il movimento in opposizione verso il centro del giocatore posizionato nel dunker spot (Frame 12), concepito per punire direttamente l’aiuto difensivo del lungo (x5). Il taglio “evoluto” è invece quello del giocatore a 45° sul lato debole (Frame 13), noto come OKC Cut, diventato uno dei capisaldi dell’attacco degli Oklahoma City Thunder campioni NBA.

2. Tagli a canestro dal fondo su penetrazioni centrali (Middle drive nella terminologia DDM). In caso di penetrazione centrale, entra in gioco il Baseline Cut, eseguito dal giocatore più vicino alla linea di fondo sul lato opposto alla palla (Frame 14).

Questo taglio può essere effettuato anche dal giocatore che occupa lo spot di 5 se posizionato nel dunker spot, muovendosi in opposizione alla palla per attaccare lo spazio creato (Frame 15).



Conclusione

I risultati sono sorprendenti. Gli Heat tentano quasi sessanta penetrazioni a partita, un aumento del venti per cento rispetto all’anno scorso, producono più punti da scarico, tirano con percentuali alte e vedono crescere l’impatto di giocatori che sembravano marginali. Jaime Jaquez, ad esempio, lo scorso anno sembrava smarrito mentre nel nuovo attacco il suo mix di potenza e movimenti felpati in 1c1 è una delle chiavi di questa prima metà di stagione come creatore principale di gioco in uscita dalla panchina palesato da metriche sorprendenti che lo stanno spingendo verso il premio di sesto uomo dell’anno. 

Simone Fontecchio, Pelle Larsson, Andrew Wiggins, Norman Powell e Davion Mitchell si inseriscono alla perfezione nel nuovo sistema di gioco che amplifica le loro caratteristiche tecniche mentre Nikola Jovic e Kel’el Ware forniscono spacing aggiuntivo in un ruolo delicato come quello del lungo moderno NBA. Persino gli assist sono aumentati nonostante il minor numero di passaggi complessivi, segno che il vantaggio viene generato e sfruttato con maggiore efficienza.

Tirando le somme, gli Heat hanno un attacco “average”, il 12° miglior rating offensivo della lega a 115 punti di media per 100 possessi, ma non è mai stato così alto nemmeno nelle squadre con Jimmy Butler che sono arrivate alle Finals nel 2020 e 2023. 

Può durare?

Dopo quasi metà stagione il campione statistico inizia a essere rilevante, a maggior ragione dato che gli Heat hanno già dovuto affrontare assenze pesanti per infortuni (Herro e Adebayo su tutti): il rendimento al tiro si è normalizzato dopo un primo quarto di stagione in cui Miami ha tirato con oltre il 40% da tre punti e le difese stanno iniziando ad adattarsi per rallentare il “pace” della squadra di Spoelstra che senza mezzi termini recentemente ha dichiarato “più rallentiamo il gioco più diventiamo mediocri”.

Squadre attente ai dettagli e con schemi difensivi consolidati inoltre possono essere in grado di “intasare” gli spazi che gli Heat vogliono aprire: l’attacco degli Heat è veloce, ma rispetto a quello degli Indiana Pacers che ha incantato nella scorsa corsa ai Playoff culminato con la sfortunata finale contro i Thunder è molto meno strutturato e meno dinamico, quindi più facile da neutralizzare con un rim protector che gravita nei pressi del pitturato o banalmente una difesa più azzonata

Il secondo luogo, il nuovo attacco essendo basato sulla libera iniziativa dei giocatori può degenerare in caos, tiri forzati e palle perse e in questo senso favorire ripartenze veloci per gli avversari. Non a caso la difesa in transizione è crollata nelle ultime posizioni della lega, un’anomalia significativa per le squadre di Spoelstra.

Lo stesso Spoelstra sa benissimo che a un certo punto dovrà diversificare l’attacco: posto che i vari Wiggins, Powell, Fontecchio (ultimamente in calo) difficilmente potranno giocare meglio di così, la speranza principale - al netto di manovre sul mercato - è che Tyler Herro riesca a inserirsi al meglio all’interno del nuovo sistema di gioco, dato che avrebbe le caratteristiche tecniche per “fittare”. Per ora i risultati sono stati alterni anche perchè l’ex Kentucky è sceso in campo solo per 6 partite, e nel periodo più complicato della stagione degli Heat che hanno affrontato una striscia di 9 sconfitte in 11 partite tra fine novembre e metà gennaio.

Spoelstra potrebbe anche optare per tornare a collaborazioni offensive più classiche, ad esempio giocare molti più pick & roll, ma non è escluso nemmeno di vedere line-up più grosse se Kel’el Ware diventasse più continuo, permettendo agli Heat di schierare una front-line composta da Jovic (un altro giocatore su cui Miami punta tanto e che ha avuto diversi problemi fisici in questo inizio di stagione), Adebayo e Ware senza perdere spacing (e playmaking) in attacco.

Resta una domanda aperta: ciò che stiamo osservando è un esperimento temporaneo o l’inizio di una nuova tendenza per l’intera NBA? È presto per dirlo, ma una cosa è evidente: ancora una volta Erik Spoelstra ha avuto il coraggio di ripensare il gioco, ribaltare certezze consolidate e trasformare una squadra senza superstar in uno dei laboratori tecnici più affascinanti della lega. Qualunque sarà l’evoluzione, il nuovo attacco dei Miami Heat resterà uno dei contributi più innovativi della stagione 2025-26 e uno dei casi di studio più interessanti per chiunque voglia capire dove sta andando il basket moderno.

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Postato da David Breschi

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Graphic & WebDesigner.
Allenatore di base.
Scrive di NBA per @lUltimoUomo.
Will Ferrell & John Belushi lover.